Intervista di Giancarlo Canfora

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Intervista a cura di Giancarlo Canfora all’Ex Caporal Maggiore dell’Esercito Italiano, Giudici Mirko, scrittore romano che ha partecipato nel 2001 alla Missione Militare Italiana di Pace K-For, in Kosovo.

Salve Mirko, parliamo attraverso il tuo romanzo “Dietro gli occhi di un soldato”, di alcuni temi che sono ancora oggi oggetto di dibattito e di approfonditi studi scientifici. Mi riferisco al problema “Uranio Impoverito”, al Gas Radon e alle mine antiuomo.

Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Militare, i decessi ammonterebbero a 366 e a ben 7500 militari malati di tumori e leucemie. Vuoi commentare questi dati?

Purtroppo sono stati numerosi i militari italiani che sono morti di cancro che avevano partecipato alle missioni di pace nei Balcani. E’ stata indetta anche una commissione medico militare per verificare se ci fosse una correlazione scientifica tra l’Uranio Impoverito (DU) e i tumori. Nella stragrande maggioranza dei casi, le autorità competenti hanno voluto insabbiare tutto e non riconoscere la verità delle cose. Una cosa è certa e mi sento in dovere di dirla, a noi che eravamo lì, impegnati in tutte le operazioni logistiche non ci veniva comunicato nulla a riguardo. I nostri superiori avevano minimizzato il problema e la NATO ci aveva aumentato l’indennità giornaliera. Questo per dire, che hanno voluto nascondere i danni provocati dall’Uranio Impoverito e hanno voluto pagare il nostro silenzio. Su questa faccenda vengono discusse quattro tesi principali riguardanti l’uso di armi all’Uranio impoverito in Jugoslavia da parte della NATO negli anni 90. La prima tesi sostiene che il DU è dannoso e pericoloso, non solo come agente tossico chimicamente, ma anche dal punto di vista radiologico. La seconda sostiene che le autorità politiche e militari italiane non potevano non essere informate sulla pericolosità del DU e sul suo utilizzo negli scenari di guerra dell’ultimo decennio e che non è vero, poi, che le armi al DU non siano proibite a livello internazionale. La terza tesi sostiene, come sia lecito attendersi, l’insorgenza di tumori da DU nei militari italiani, effettuando una stima dei casi attesi nella popolazione oltre che nei militari. La quarta tesi mette in evidenza come la presenza di DU sia difficile da determinare sperimentalmente con rilevazioni sul campo. In aggiunta, il problema “DU nei Balcani” è solo la punta dell’iceberg delle conseguenze di una guerra chimica, radiologica ed ecologica condotta dalla NATO contro la Jugoslavia e contro l’intero sistema ambientale dei Balcani. Io ritengo che, malgrado non vogliano riconoscerlo, ci sia una stretta correlazione tra l’Uranio Impoverito e l’insorgenza di malattie neoplastiche. Diversamente dai militari di altri paesi Nato, avvisati sui rischi, dotati di presidi di sicurezza, indennizzati in caso di malattia, noi militari italiani siamo stati mandati senza maschere, nè guanti ad operare tra le macerie, senza nemmeno avvisarci di non usare acqua o cibo locale.

Dal Ministro della Difesa arrivano segnali di apertura: In Senato si parla di << invertire l’onere della prova, sollevando il personale dal dover dimostrare di aver contratto la patologia>> in servizio. Sarà la stessa amministrazione a dimostrare che la malattia derivi da altre cause. Parole che sembrano suscitare un barlume di speranza per i militari italiani malati di cancro . Ciò che più preme alle migliaia di vittime di uranio impoverito è quello di passare dalle parole ai fatti.

Oltre all”Uranio Impoverito” voglio parlare con te di Gas Radon e della concentrazione di mine antiuomo presente sul territorio dell’Ex Jugoslavia. Vuoi commentare ?

Il radon è un gas radioattivo incolore, inodore e invisibile che si forma continuamente sulla Terra e si origina dal decadimento radioattivo dell’uranio (238U), presente per natura in modeste quantità nelle rocce e nei terreni. Nei Balcani, in particolar modo nei teatri di guerra in Bosnia e nel Kosovo, è stata registrata la presenza radioattiva di questo pericolosissimo gas che ha provocato gravissime conseguenze tra i militari e la popolazione civile locale. C’è anche da dire che  il problema del “Radon” non si limita esclusivamente nei tetri di guerra maggiormente colpiti da proiettili ad uranio impoverito, ma questo problema riguarda tutti i paesi e anche l’Italia. Infatti, secondo i dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità, il 10 per cento circa dei 41.500 nuovi casi di carcinoma polmonare che si registrano ogni anno in Italia è attribuibile al radon. Purtroppo ad oggi non è stata identificata una soglia sotto la quale il rischio sia zero ; il rischio è proporzionale al prodotto tra la concentrazione media di radon e il tempo di esposizione. Quindi minore è questo prodotto e minore è il rischio. Esposizioni molto lunghe a concentrazioni medio-basse (come quelle in casa) comportano un pericolo maggiore di esposizioni molto brevi a concentrazioni più alte. Va evidenziato che il rischio di tumore polmonare, a parità di concentrazione di radon, è molto più alto (ben 20 volte) per i fumatori rispetto ai non fumatori, in quanto c’è un effetto moltiplicativo tra fumo di sigaretta e radon».

In una recente intervista che hai fatto sul quotidiano online “ForzeArmate.org”, hai parlato anche di un altro grosso problema, quello relativo alle “Mine Antiuomo” presenti su tutto il territorio dell’Ex Jugoslavia. Puoi raccontarci più nel dettaglio di quello che hai visto con i tuoi occhi quando operavi in prima linea ?

Dalla fine della guerra nella ex Jugoslavia sono migliaia le persone morte a causa delle mine anti uomo abbandonate a migliaia nei campi, nei boschi e persino lungo alcune strade che collegano piccole e grandi città. Un numero ancora maggiore di persone è rimasta invalida dopo aver perso una o entrambe le gambe e oggi, con il fenomeno delle migrazioni via terra dei profughi siriani, rappresentano uno degli incubi di chi attraversa i confini in zone meno frequentate per evitare i controlli. I Paesi Balcanici hanno a che fare con l’incubo delle migliaia di mine anti uomo, anticarro e “a grappolo” che sono state disseminate negli anni bui della guerra e che, ancora oggi, seminano morte e disperazione e costringono a campagne di sminamento dai costi enormi.Il posizionamento di una mina costa infatti poco più di un’euro ma la sua rimozione ne costa più di mille. Il 98% degli ordigni viene infatti ritrovato con speciali macchinari costruiti appositamente ma dopo il loro passaggio è comunque necessaria una ulteriore verifica del personale addetto allo sminamento, professionisti ultra specializzati che usano metal detector e cani anti mina appositamente addestrati. Procedure che impiegano giorni e giorni per “ripulire” porzioni di terreni minati estesi sino a 45mila metri quadri alla volta. A farne le spese migliaia di persone che, a guerra dei Balcani conclusa, sono morte e continuano a morire passeggiando nei boschi, coltivando i campi o attraversando i confini in cerca di un nuovo inizio come fanno recentemente i profughi che scappano via terra verso l’Europa. Dalla fine della guerra in Bosnia Erzegovina le mine hanno causato 612 morti e 1139 feriti, in Kosovo 117 morti e 419 feriti e in Croazia 515 morti e 1441 feriti, in Serbia 24 morti e 1336 feriti. Ancora oggi i Paesi interessati devono affrontare un’emergenza che non è solo umanitaria visto che la riabilitazione di una persona che ha perso un arto costa migliaia di euro e che una protesi per una gamba costa sino a 6000 euro ed andrebbe cambiata ogni 3 anni. Senza contare che chi finisce su una mina anti uomo resta invalido per tutta la vita con costi sociali enormi.

Nel tuo romanzo ci parli di scene drammatiche, di gente come “Donne e i Bambini, leggo letteralmente “Chi senza una gamba, chi senza un occhio e chi senza le braccia”. Vuoi raccontarci cosa hai provato nel vedere queste scene così sconvolgenti?

Ho visto cose che in una “normale società civile” non capita mai di vedere”-(sospira). Quando tocchi con mano le conseguenze di una guerra , quando senti l’odore della desolazione e della morte, quando la povertà e la fame sono in ogni angolo della strada, ma soprattutto quando vedi gli occhi neri e tristi di un bambino , c’è qualcosa che dentro di te si accende e cambia radicalmente e sai che immagini sconvolgenti come quelle non si cancelleranno mai dalla tua memoria. Ho visto civili senza gambe, nè braccia. Ho visto carcasse di animali lungo le strade di Goradzevac saltate in aria per le mine antiuomo, ma ciò che è peggio è che ho visto bambini, chi senza un occhio, chi senza un braccio e chi senza gambe. In particolar modo, ricordo che malgrado ero avvolto da questa gelida e tetra realtà di guerra, c’era una bambina di nome Dorotka, aveva quattro o cinque anni, aveva perso un braccio , a causa di una maledetta mina, per giocare nel bosco e quando mi vedeva passare era felice perchè sapeva che gli portavo il mio sacchetto viveri e al suo interno c’erano le barrette di cioccolata che ci davano in mensa. Il suo sorriso è qualcosa che mi porterò dentro per sempre perchè mi ha ripagato per quello che facevo  e ha dato un senso alla mia missione in Kosovo.

Ringraziamo Mirko Giudici, scrittore ed ex Caporal Maggiore della Brigata “Ariete” dell’Esercito Italiano.

Grazie a voi per avermi dato questa opportunità di affrontare queste tematiche. Ringrazio mia moglie, la mia famiglia, amici e parenti che mi seguono e mi supportano nel mio percorso letterario.

Concludendo, dove i tuoi lettori possono acquistare “Dietro gli occhi di un Soldato”?

Il mio romanzo è acquistabile in formato Ebook nei migliori store online ed in versione cartacea su Amazon e Lulu.com

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