RECENSIONI



LA FORZA DI CREDERCI ANCORA

Recensione: Giulia Colla , poetessa vincitrice del 134 ° Festival Nazionale di Poesia Italiana, Scrittrice di “Anime Fragili”, un romanzo di oltre 2000 copie vendute, collaboratrice con La Compagnia Culturale Anime di Carta di Emanuela Petroni e responsabile redattrice Segni Editore.

Leggendo si evince un grande pathos introspettivo e sentimentale da parte dell’autore. Egregio lavoro di proiezione dei personaggi. Emerge un profondo coinvolgimento , da parte dell’autore, nei protagonisti di questa storia, come a saper riuscire, con attento monito, a calarsi profondamente  nella voce narrante di Sara. La storia, drammatica e piena di colpi di scena, riesce a destare l’attenzione di chi legge. Un linguaggio breve, chiaro, nitido e soprattutto ricostruito come volesse essere  di proposito, una scelta  tecnica di scrittura. Tutti elementi che fanno emergere molti aspetti della vita dell’autore. Un testo fluido, vivace ma soprattutto intenso. Forti i temi scelti, intelligente il gioco di Amore e Fede, intrigante il ruolo del Destino, puntuali e attente le considerazioni sulla Fecondazione Artificiale. L’autore penetra profondamente ,come volesse incarnare la sventura di Marco e Sara, sulla sua pelle. Non facile calarsi nelle inflessioni e tribolazioni dei personaggi ma eccellente la riuscita. Toccante e pungente il ruolo dell’ossessione. Un finale meraviglioso e commovente dove la Vita vince su tutto, trionfando gloriosamente.

“DIETRO GLI OCCHI DI UN SOLDATO”

Recensione di Massimo Gramellini, nonché scrittore affermato e autore di “Fai bei Sogni”, “La Contessa di Castiglione” e “la patria , bene o male”………

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Leggendo le prime pagine,  si capisce subito  che si tratta di un libro autobiografico. Mirko Giudici, autore del libro , è protagonista di un teatro di guerra, che lo vede impegnato in una realtà ben diversa da ciò che lui stesso, si aspettava di trovare. La sua prima missione di pace, da militare, in Kosovo. Dietro le colline dei Balcani, si nascondono le atroci conseguenze di una ingiusta guerra, che trova precedenti con quella scoppiata dieci anni prima a Sarajevo,  spargendo un fiume di  sangue e lasciando la più cruda delle disperazioni. I toni sono accesi,  come volessero proiettare,  chi legge,  in quella sporca e sanguinosa realtà. L’odio fra i due popoli trova radici ben più profonde e marcate con il passar del tempo. Realtà,  quali non trovano ragioni per sopportare una tale violenza,  e  ben più grandi delle mimetiche indossate dai militari italiani. Mirko è un giovane militare, pronto a combattere ogni giorno,  contro gli ostacoli di una più sconvolgente e cruda guerra. Il freddo incalzante, il rumore dei proiettili scoppiati dai Kalashnikov albanesi, i ritmi pesanti di lavoro , la tensione e l’adrenalina,  sono tante di quelle prove che Mirko , insieme ai suoi compagni, si ritroverà a dover destreggiare. Vivono , con ardore e con coraggio,  le ferite ancora aperte di una drammatica vicenda, che vede contrapporsi tra due etnie, quella serba e albanese, troppo complesse e troppo emancipate, per poter raggiungere una pace. Dietro i loro occhi ,si nascondono gli occhi ,di tanti altri valorosi soldati, che ogni giorno, seppur rischiando e mettendo a repentaglio le loro vite, combattono per strappare un briciolo di pace e di libertà. Impegnati nelle varie missioni, sparse per il mondo, esprimono il più alto cordoglio per il bene del proprio paese e per l’amor di “Patria”, quell’amore che per molte cariche  politiche non c’è mai stato, troppo avide , interessate ai profitti e ai propri interessi. Scorrevole ma intenso, talvolta anche leggero, soprattutto  nelle vicende all’interno del compound, forte e diretto nella forma, ben fatto e ben costruito, riesce a penetrare a fondo nella coscienza di chi legge. Il linguaggio è chiaro, semplice che lascia spazio all’immaginazione di quelle azioni, pulito nel lessico e grammaticalmente corretto. Trova spazio , verso la fine , una tematica sconvolgente, “l’Uranio Impoverito”,  vista più come denuncia contro i poteri forti e contro quei colletti e quelle giacche, che hanno preferito nascondere e insabbiare tutto, lasciando morire, indifferenti,  tante vittime innocenti, ignari di un qualcosa, che come dirà lo stesso autore,  si rivelerà troppo scomodo da poter rendere pubblico. Un buon libro con un bel finale, dove solo chi è stato laggiù, in prima linea, ha preso coscienza di ciò che ha visto e di ciò che ha respirato,  ma soprattutto ha preso coscienza di sé  e di ciò che  si era pronti a rischiare, in nome di una sofferta democrazia e della più umana delle solidarietà.

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